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benessere e mindfulness

benessere e mindfulness

Psicologia positiva e meditazione….

L’idea che cambiare il pensiero su qualcosa può cambiare la nostra realtà è un caposaldo della filosofia del Buddha.  Nelle frasi di apertura dei suoi scritti, egli afferma con enfasi che ” I vostri stati (di esistenza) hanno origine nella vostra mente. Se si parla o agisce con una mente pura, la felicità ti seguirà come la tua ombra. ” 


In questo contesto vale la pena notare che i versi di apertura delle prime raccolte di detti del Buddha e Confucio toccano entrambi il tema della felicità. Viaggiando ad ovest, troviamo che il potere di questo pensiero è custodito dagli antichi filosofi dello stoicismo, sostenuto da pensatori come Epiteto e Marco Aurelio. Epiteto diceva, “quello che ci interessa non è il modo in cui le cose in realtà sono, ma piuttosto il nostro modo di vedere e pensare quelle cose.”

La consapevolezza che la nostra percezione è manipolata dai nostri pensieri è la chiave per riuscire a vivere una vita psichica non dominata dagli altri o dalle circostanze che ci circondano. Ci arrabbiamo, ci deprimiamo per i pensieri che seguono la percezione di un fatto. Le interpretazioni, viziate dal nostro stato emotivo e da mille altri fattori, sono le cause prime dei nostri stati d’animo. Cosi passa una bella differenza fra l’arrabbiarsi perché si è colpevolizzato l’autore e il non arrabbiarsi ma chiedere spiegazioni, di un comportamento forse causato da forze maggiori.


Un detto zen porta l’esempio di un navigante che dorme tranquillo nella sua barca, ad un tratto un urto violento sveglia il marinaio. Questo si alza spaventato, esce e vede che la sua barca è stata urtata da un’altra barca condotta da un altro marinaio. A questo punto il navigante si arrabbia e inveisce contro chi ha, a suo avviso, causato l’urto. Ora, cosa sarebbe cambiato se sulla barca che ha causato l’urto non ci fosse stato nessuno? Come pensi sarebbe stata in questo caso la reazione del marinaio nel vedere che il suo scafo era stato urtato da una barca alla deriva? Si sarebbe forse arrabbiato? Ma con chi? Con il mare? Con il vento che ha soffiato nella direzione sbagliata? 

Da questo esempio, si capisce come l’attribuzione di causalità, sia solitamente diretta verso un agente (o altra persona) e non verso cause terze che hanno portato all’accaduto. Quando diamo la colpa a qualcuno, ci arrabbiamo. Quando la colpa è della sorte o di altre cause non sotto controllo, ci arrabbiamo molto meno. 

Prova a pensare ad un esempio meno zen. Sei in automobile, un’altra auto non ti da la precedenza e rischi un incidente. Probabilmente inveisci contro l’autista e attribuisci il fatto ad una distrazione oppure ad una azione intenzionale dell’altro autista e ti arrabbi. Prova ora a pensare che chi guidava aveva la vista offuscata dal pianto perché a suo figlio era stata fatta una diagnosi di leucemia, oppure perché i freni non avevano funzionato. Pensi che ti saresti arrabbiato allo stesso modo? Ti rendi conto che le emozioni di rabbia sono dovute all’interpretazione che dai agli eventi? E allora, visto che la rabbia in una situazione del genere (incidente schivato) non serve a niente, perché non provare a pensare in altro modo, non attribuendo colpe ma considerando una serie più ampia di motivi? 


Per fare questo devi imparare e vedere i pensieri ed ascoltare le parole che ti passano per la testa. Non è facile e per riuscirci, serve allenamento. Uno dei modi più efficaci di allenare l’attenzione e attraverso la meditazione e la mindfulness.

Molti studi indicano che “la consapevolezza” ha un impatto significativo non solo su felicità e benessere, ma sui circuiti neurali del cervello stesso. Per fare un esempio, gli scienziati della Harvard Medical School hanno recentemente dimostrato che dopo essere stati sottoposte ad un trattamento di mindfulness di 8 settimane, i partecipanti riportavano concreti cambiamenti morfologici a livello cerebrale. La “Mindfulness” è stata una tecnica che ha avuto origine dalla meditazione yogica e che implica la capacità di focalizzare l’attenzione sul momento presente.

Secondo Rahula Walpola, uno degli interpreti più importanti delle pratiche buddiste, la strada principale della mindfulness è percorsa quando coltiviamo la consapevolezza diligente delle attività, delle sensazioni corporee e delle emozioni che viviamo.

Non solo i buddisti ma anche i confuciani, nei loro otto passi per coltivare il sé e l’ armonia sociale, annoverano al terzo punto la “rettificazione della mente”. Questo passo è molto vicino al concetto di consapevolezza della mindfulness buddista. L’attenzione a quello che stiamo facendo è spesso negata. Specialmente oggi in un mondo pieno di stimoli e dominato dal multitasking. Per esempio, leggendo questa pagina, quale percentuale del tempo sei stato/a distratto/a da pensieri che ti hanno allontanato/a da quanto stavi leggendo? Quante emozioni sono fiorite in te senza che tu capissi perché accadeva o cosa ti stavi dicendo/pensando per causarle? 

Il concentrarsi sul presente, l’essere focalizzati su quello che stiamo facendo, è collegato con quanto Seligman descrive come necessario per l’esperienza di flusso, per quel trasporto e immersione per il momento presente che concorre nel creare il nostro benessere. “gustare” le esperienze nel momento presente. 

Questo breve scritto voleva essere un anello di raccordo fra la teoria del PERMA di Seligman ed una delle tecniche che permette di incrementare il benessere. Come già accennato, Questa tecnica va sotto il nome di mindfulness.

Segue un filmato introduttivo che in poche parole spiega come funziona la mindfulness, chi parla è un ricercatore dell’università di Universita di Bangor (istituzione inglese dove mi sono in parte formato in mindfulness 🙂

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