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mando l’abbandono fa male 2

mando l’abbandono fa male 2

..continuazione del post mal di cuore 1

E’ facile capire perché la selezione naturale spinga nella direzione del favorire la capacità dei nostri antenati di percepire l’amore come una ricompensa, come una cosa che stimola i circuiti del piacere. L’amore corrisposto attiva una sorta di oppioide endogeno.. in tutti i sensi una droga autoprodotta dal nostro cervello. Molto più difficile da capire è il motivo per cui, la selezione naturale avrebbe anche agevolato una tale capacità di sofferenza quando l’amore fallisce.
“Così come l’evoluzione ha installato meccanismi di ricompensa che inondano il nostro cervello con piacere quando abbiamo successo in amore”,  “così ci ha dotato di circuiti cerebrali in grado di offrire bruciante dolore psicologico quando non riusciamo” (D.Buss, 2008).
Intuitivamente, questo non sembra avere alcun senso. Visto quanto può essere invalidante il “mal d’amore”, non sarebbe stato meglio aver trovato altre strade per garantire di accoppiarci con individui dalle buone qualità e assicurare la trasmissione dei nostri geni ? Secondo la psicologia evoluzionistica, il fine ultimo del nostro comportamento in amore e non solo, è quello di trovare un partner con le caratteristiche migliori, accoppiarci e trasmettere così i nostri geni alla prole. Naturalmente non siamo coscienti di tutto questo, ma ci basiamo su meccanismi e tratti che ci predicono quali sono gli individui più adatti con i quali avere un rapporto. Le caratteristiche che donna ed uomo cercano in un partner sono tuttavia diverse. Le donne danno la precedenza a certi tratti e gli uomini ad altri. Ma questo è argomento della seduzione e non di questo post.
Torniamo a noi, alla ricerca della giustificazione del dolore che proviamo quando veniamo lasciati.
Forse abbiamo la  tendenza a pensare che quello che ci fa  ‘sentire bene’ è adattativo (cioè in linea con l’evoluzione, positivo per il nostro sviluppo), e le cose che ci fanno stare male sono patologiche. Ma ci sono stati in realtà molto spiacevoli –  dolore, febbre, nausea e diarrea, per esempio – che sicuramente non fanno stare bene, ma sono comunque molto utili alla sopravvivenza e adattivi.
Nel libro teoria generale dell’amore, tre psichiatri ricercatori spiegano che il rifiuto innesca due fasi di risposta negli esseri umani e in molti altri mammiferi. Durante la fase iniziale di rifiuto e protesta, i nostri cervelli sono inondati da dopamina, noradrenalina, e simili sostanze eccitatorie – lasciandoci più ossessionati, eccitati, e disperatamente ancora più innamorati. Tale “attrazione frustrazione” fornisce la motivazione estrema per riconquistare il nostro amato.
Insomma, quando una cosa è enormemente importante per noi, è logico che non ci arrendiamo troppo facilmente!
Con l’aiuto di un macchinario che permette di vedere cosa accade nel cervello (fMRI), Aron, Fisher e Brown hanno cominciato a rivelare i percorsi neurali attivati quando siamo innamorati. Le prime scansioni di volontari che erano “profondamente innamorati” mostrano pattern di attivazione che sono simili a quelli attivati dopo una sniffata di cocaina. In uno studio di  individui con il cuore infranto, soggetti recentemente abbandonati dai compagni,  presentavano attività in alcune delle stesse regioni attivate nei casi di dipendenza da sostanze stupefacenti. Anche altre regioni erano interessate, queste erano quelle tipiche di un’altra dipendenza, quella dal gioco d’azzardo dove è presente la componente compulsiva guidata dal desiderio di vincita (riconquista nel nostro caso).
In altre parole, ci sembra di essere disperati, come drogati alla ricerca di una dose 🙂 . Per un po ‘, i neuroni che sono abituati a ricompense chimiche generate dall’amore diventano ancora più attivi. Fortunatamente poi la disperazione, autoregolandosi, si trasforma in rassegnazione.
Con l’abbandono della speranza arriva spesso  un profondo pessimismo e un’auto-riflessione su quello che abbiamo perso o rovinato. Anche se è molto sgradevole, al momento, i biologi evoluzionisti ritengono che tale introspezione sia necessaria per imparare dalla nostra perdita. “Quando hai subito una grave battuta d’arresto nella vita, in realtà è malsano essere ottimisti o felici. Il dolore e i pensieri ossessivi  ci forzano a marciare indietro e a riflettere sulle cose, ci spingono ad esaminare le nostre strategie e gli errori, prima di correre fuori e riprovare. ”  (D.keller,2005 )
Un’altra caratteristica di questa fase: il pianto.
Lacrime e commozione sono collegate al sistema limbico del cervello, il luogo della regolazione emotiva. Nessuno sa con certezza cosa questo significhi, o anche se il pianto sia terapeutico. Tuttavia, uno studio della University of South Florida,  ha rilevato che quasi il 90% degli intervistati ha affermato che il pianto  ha portato un certo grado di sollievo dalla tristezza.
Le lacrime possono servire ad un altro scopo fondamentale, quello di inviare un segnale verso amici e persone vicine. La ricerca ha dimostrato che il pianto innesca il comportamento empatico di chi ci circonda.
Forse il più sconcertante di tutti i sintomi è la perdita di peso. Una teoria spiega che poter perdere peso era collegato alla possibilità di non mangiare. Visto che poter “rimanere a digiuno” permetteva di non andare a caccia, e visto che andare a caccia era una cosa da fare con il massimo della concentrazione e non quando si era afflitti dal dolore della separazione, poter perdere peso aveva un ruolo di salvaguardia della propria incolumità. I nostri antenati avrebbero avuto una filosofia del tipo: posso restare senza cibo e quindi perdo peso, ma almeno non vado a rischiare la vita cacciando.


Nella prossimo post, inizierò ad introdurre come alleviare i sintomi del mal d’amore..

Qui di seguito un’altra lezione magistrale dell’antropologa Helen Fisher con sottotioli in italiano

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