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Attacchi di panico: cura in sette sedute

Attacchi di panico: cura in sette sedute

Il titolo è accattivante e lascia chi conosce la patologia a bocca aperta. Questo è quello che tuttavia risulta da studi fatti sul campo. Con l’utilizzo della terapia strategica sono bastati in media 7 incontri per risolvere il problema nell’ ottantasei per cento dei casi. (fonte: Nardone, Watzlawick, Brief Strategic Therapy, 2005).  Se sei interessata/o a risorse fai da te sugli attacchi di panico, visita questa pagina: Corso gratuito per capire e gestire gli attacchi di panico


Conoscere l’attacco di panico e il disturbo di panico

Chi ha provato l’attacco di panico lo descrive come un’esperienza terribile, spesso inattesa ed impensata, almeno la prima volta che capita. E’ chiaro che la paura di un nuovo attacco diventa subito potente e prevalente. Gli attacchi di panico sono momenti di inattesa e forte paura o di ansia che prendono il sopravvento senza preavviso. Sono solitamente seguiti o accompagnati da segni somatici e cognitivi, come per esempio tachicardia, ipersudorazione, brividi, percezione di soffocazione, costrizione addominale o toracica, vomito, giramento di testa, paura di perdere la ragione oppure di morire, vampate di calore e secchezza delle fauci.
E’ bene specificare che l’attacco l’episodio di attacco di panico è appunto un episodio, un accadimento isolato. Quello che accade spesso è che dopo il primo episodio se ne manifestino altri. Se gli attacchi di panico hanno certe caratteristiche (vedi sotto i criteri) si può parlare di disturbo di panico. La bibbia degli psicologi e degli psichiatri (DSM IVTR) dice che si tratta di disturbo di panico quando:

  1. A) presenza di attacchi di panico inaspettati e ricorrenti, dei quali almeno uno seguito da un mese (o più) di preoccupazione persistente di avere altri attacchi e/o di preoccupazione relativa alle implicazioni o alla conseguenze dell’attacco (ad esempio, perdere il controllo, avere un infarto cardiaco, impazzire), e seguiti da una significativa alterazione del comportamento correlata agli attacchi di panico.
  2. B) presenza o assenza di Agorafobia
  3. C) gli attacchi di panico non devono essere causati dagli effetti fisiologici diretti di una sostanza o di una condizione medica generale
  4. D) Gli attacchi di panico non devono essere meglio giustificati da un altro disturbo mentale, come ad esempio la Fobia Sociale.

Quando si soffre di disturbo di panico, si ha paura di avere un attacco di panico (che a sua volta è spesso descritto come la paura di impazzire/perdere il controllo/morire). In pratica si ha “paura della paura”. La persona si trova rapidamente intrappolata in un terribile circolo vizioso che spesso ha altri effetti come quello dello sviluppo di altri timori e paure. Ad esempio non è infrequente che le persone inizino a soffrire di agorafobia, ovvero dell’ansia connessa all’essere in luoghi o condizioni dai quali potrebbe essere difficile o spiacevole allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile soccorso, nel caso di un attacco di panico imprevisto.
Con la paura degli attacchi di panico divien quindi quasi impraticabile l’uscire di casa da soli, muoversi in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla, in coda o persino attraversare un ponte.

Lo scansare tutte le situazioni virtualmente temibili diviene la modalità predominante ed la persona diventa schiava dei suoi attacchi di panico, obbligando frequentemente tutti i familiari ad adattarsi e a non lasciarla mai sola. Di solito la persona chiede di essere accompagnata ovunque, con l’inevitabile senso di mortificazione che deriva dal fatto di essere teoricamente indipendente ma dipendente dagli altri. Se questa situazione non viene gestita con l’aiuto di un professionista può portare allo sviluppo di altri problemi come la depressione secondaria. Come riportato sopra, dalla definizione tratta dal manuale DSM, la peculiarità primaria del Disturbo di Panico è la presenza di attacchi di panico ricorrenti, imprevisti, seguiti da almeno 1 mese di preoccupazione persistente di avere un altro attacco di panico.

La persona si preoccupa delle possibili implicazioni o conseguenze degli attacchi d’ansia e cambia la propria condotta in conseguenza degli attacchi, principalmente schivando le situazioni in cui teme che essi possano accadere.
Il primo attacco di panico è generalmente inaspettato, cioè si manifesta “come un fulmine a ciel sereno”, per cui la persona si impaurisce in modo molto serio e, spesso, si reca al pronto soccorso. Una volta capito che non si tratta di una condizione medica la persona si tranquillizza relativamente e non ricerca il pronto soccorso in caso di altri attacchi. Per diagnosticare il disturbo sono richiesti almeno due attacchi di panico imprevisti, ma la maggior parte delle persone ne sperimentano molti di più.
Coloro che soffrono di Disturbo di Panico mostrano caratteristiche preoccupazioni delle implicazioni o conseguenze degli attacchi di panico. La preoccupazione per il prossimo attacco o per le sue implicazioni sono spesso associate con lo sviluppo di condotte di evitamento che possono determinare una vera e propria paura di uscire di casa.
Di solito gli attacchi di panico sono più frequenti in momenti di stress, dove il sistema nervoso risulta essere notevolmente sollecitato. Alcuni eventi di vita possono tipicamente servire da fattori che innescano periodi di intensi attacco di panico. Tra gli eventi di vita precipitanti riferiti più generalmente troviamo il matrimonio o la convivenza, il distacco, la perdita o la malattia di una persona cara, l’essere vittima di una qualche forma di maltrattamento, problemi di soldi e lavorativi.
I primi attacchi accadono di solito in condizioni particolari come guidare da soli o viaggiare su un autobus. Di solito il momento dell’attacco è preceduto da un momento di stress. In definitiva gli eventi stressanti, le condizioni agorafobiche, il clima orrido e le condizioni di alta umidità, l’utilizzo di certi farmaci possono difatti far sopravvenire sensazioni corporee che possono essere interpretate in maniera tragica ed esagerata, aumentando il rischio di sviluppare attacchi di panico.

Come si manifesta l’attacco di panico?

Prima di proseguire nella lettura, invito il lettore o la lettrice alla cautela, un attacco di panico può essere innescato dalla lettura dei suoi sintomi. Per questo se chi legge ne soffre magari può saltare il paragrafo. Chi scrive ha sperimentato un attacco di panico un’unica volta nella sua vita e questo è stato durante la lezione di psichiatria sugli attacchi di panico, proprio dopo che il professore ne aveva elencato e descritto nei minimi particolari i sintomi. L’attacco di panico ha un inizio inaspettato, arriva rapidamente all’apice (solitamente in 10 minuti o meno) e prosegue per pressappoco 20 minuti.
sintomi degli attacchi di panico tipici sono:
– Tachicardia (battiti forti e palpitazioni, petto pesante, costrizione al petto, sentirsi cuore in gola)
– Paura di perdere il controllo o di impazzire o morire (paura di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico o la paura di non poter scappare quando colpisce il panico o di perdere la ragione)
– Vertigini e sensazione di testa che gira
– Tremori degli arti o del corpo
– Sudorazione abbondante
– Sensazione di soffocamento
– Dolore o fastidio al petto, mancanza di salivazione
– Sensazioni di derealizzazione come la percezione del mondo come strano e irreale, sensazioni di stordimento e distacco dalla realtà. Depersonalizzazione: alterata percezione di sé caratterizzata da sensazione di distacco o estraneità dai propri processi di pensiero o dal corpo.
– Brividi come se si avesse freddo
– Vampate di calore
– Sensazioni di intorpidimento o formicolio
– Vomito o disturbi addominali con sensazione di mancanza di aria (stretta o nodo alla gola)

Non tutti i sintomi sono necessari per catalogare l’episodio come “attacco di panico”. Vi sono tanti attacchi contraddistinti solo da certi di questi sintomi. La ripetitività e la serietà dei sintomi degli attacchi di panico cambia ampiamente nel corso del tempo e delle condizioni. Vi sono anche i cosiddetti attacchi parziali , molto comuni negli individui con Disturbo di Panico, che sono degli attacchi in cui si percepiscono soltanto una parte dei sintomi del panico, senza sfociare in un vero attacco. La maggior parte degli individui con sintomi di attacco di panico parziali, tuttavia, ha sofferto attacchi di panico veri e propri, con tutti i sintomi tipici, in passato. Certuni individui hanno attacchi abbastanza frequenti (per es., una volta a settimana), che colpiscono la persona in modo regolare per mesi. Altri narrano di brevi successioni di attacchi più frequenti, magari con sintomi dell’attacco di panico meno forti, per esempio, tutti i giorni per 5 giorni circa ma senza averne poi per settimane o mesi.
Per ora ho descritto maggiormente i sintomi fisiologici, le circostanze e i tempi dell’attacco di panico. Dal punto di vista psicologico la mente ha pensieri, catastrofici automatizzati e incontrollati che occupano in modo prepotente la mente stessa della persona. In questi momenti difatti si ha difficoltà a pensare chiaramente e si teme che tali sintomi siano veramente pericolosi o addirittura letali. Alcuni sospettano che gli attacchi dimostrino la presenza di una patologia non diagnosticata, pericolosa per la vita (per esempio un attacco epilettico o un infarto). Nonostante i reiterati esami medici e la rassicurazione, possono rimanere impauriti e convinti di essere fisicamente esposti. Altri credono che i sintomi dell’attacco di panico indichino che stanno “diventando matti” o perdendo il controllo, o che sono mentalmente debilitati e insicuri.

 

Curare gli attacchi di panico con la psicoterapia tradizionale?

Diverse scuole di psicoterapia propongono diverse cure per gli attacchi di panico. Quella che affronta il problema da un punto di vista che concerne la scoperta di eventi passati (di solito nell’infanzia) è la terapia di stampo Freudiano o Neofreudiano. Solitamente ci si riferisce ad essa come terapia Psicodinamica. Questo approccio sembra essere anche quello più lungo per arrivare alla guarigione. Io non mi occupo di questo approccio per cui metto un link qui per chi volesse approfondire il discorso psicodinamico.

Un’altra terapia di più recente introduzione e di efficacia dimostrata è quella cognitivo comportamentale. La terapia cognitivo-comportamentale per il disturbo di panico si fonda sul presupposto che, durante un attacco di panico, la persona tenda ad intendere alcuni segnali esterni (es. code nel traffico, luoghi chiusi, luoghi aperti) o interni (es. tachicardia, sensazione di malore, caos mentale) come dannosi, come il segnale di un incombente sciagura; tali spiegazioni, spaventando la persona, accendono l’ansia, con i relativi sintomi mentali e fisici. Può capitare, ad esempio, di recepire l’accelerazione del proprio battito cardiaco, dovuta ad uno sforzo fisico, come avviso di un pericolo e questo provoca agitazione. Se i sintomi dell’ansia vengono poi, a loro volta, interpretati in maniera apocalittica, ossia se si prospettano conseguenze disastrose, il livello d’ansia sale ulteriormente, bloccando il soggetto in un circolo vizioso che termina in un attacco di panico. Nell’esempio precedente, i sintomi dell’ansia possono essere interpretati come il segnale di un imminente infarto, per cui si possono fare pensieri del tipo “Sto per avere un infarto!”, “Sto per morire!”; in questo modo l’ansia può crescere fino a sfociare in un attacco di panico.
Il trattamento cognitivo-comportamentale prevede un protocollo prevede procedure come la psicoeducazione, che in pratica consiste nel dare al paziente informazioni sul disturbo, in particolare le sue modalità di insorgenza e mantenimento (mediante la ricostruzione del circolo vizioso del panico). Un altra tecnica tipicamente cognitivo comportamentale è quella ndividuazione delle interpretazioni erronee (es. pensieri catastrofici) che portano all’attacco di panico e messa in discussione di tali interpretazioni;

Risolvere in meno di 10 sedute?

Un terzo approccio, che poi ha ispirato il titolo di questo articolo è quello breve e strategico. Come intuibile questo è uno dei metodi più veloci di risolvere il problema. Dal punto di vista “strategico”, l’intervento efficace sui disturbi d’ansia e da panico è fondato sul mutamento della percezione della realtà minacciosa (questo aspetto è comune all’approccio cognitivo comportamentale descritto sopra). Infatti, se si interviene ad un livello esclusivamente sintomatico, il rischio di ricaduta è elevatissimo se non addirittura certo. L’approccio strategico pone l’attenzione su come il problema agisce e si mantiene nel presente e su quali strategie disfunzionali vengono messe in atto per affrontarlo. La persona viene accompagnata mediante esperienze guidate dal terapeuta a creare quelle abilità e capacità individuali che consentono di gestire il problema per superarlo efficacemente e definitivamente. Questo è fattibile grazie ad un’analisi attenta, da parte del terapeuta, delle tentate soluzioni disfunzionali. Si sostiene la persona che le mette in atto innanzitutto a bloccarle e poi a sovvertirle rendendole funzionali. Vengono fatte sperimentare una serie di concrete esperienze emozionali, adattate al personale sistema “percettivo-reattivo” di ogni individuo e di ogni specifico problema, che porteranno gradatamente all’acquisizione dell’autonomia e della capacità di gestire la realtà. Le tecniche di questo approccio possono essere bizzarre ma la loro efficacia ed efficienza è supportata da un grande numero di studi ricerca fatti proprio qui in Italia presso la sede di una delle principali scuole di questo orientamento.

 

Curare gli attacchi di panico con i farmaci è possibile?

La cura farmacologica degli attacchi di panico e dell’agorafobia, per quanto spesso sconsigliabile (almeno come unico trattamento), si basa sostanzialmente su due classi di medicine: le benzodiazepine e i farmaci antidepressivi, frequentemente utilizzati insieme. Nelle forme leggere la prescrizione di sole benzodiazepine può essere adeguata come cura temporanea degli attacchi di panico, ma improbabilmente appunto questa sarà risolutiva. Le sostanze più utilizzate sono l’alprazolam, il clonazepam, il lorazepam. Tali farmaci, tuttavia, nel caso di attacchi di panico e agorafobia, potrebbero portare ad una forte dipendenza e a mantenere il disturbo, soprattutto se non si effettua parallelamente una psicototerapia. Degli stimolanti si sono mostrati efficaci nella cura degli attacchi di panico e dell’agorafobia si possono menzionare gli antidepressivi triciclici come : clorimipramina, imipramina, desimipramina, gli inibitori delle mono amino ossidasi e gli inibitori del riassorbimento intrasinaptico della serotonina come citalopram, escitalopram, paroxetina, fluoxetina, fluvoxamina, sertralina. Quest’ultima categoria di medicinali mostra infatti, rispetto alle precedenti, una migliore maneggevolezza e minori effetti collaterali.

Rimedi Naturali per gli attacchi di panico

Come di consueto aggiungo qualche riga sui rimedi naturali. Specifico anche che questi non sono supportati da evidenze scientifiche ma rappresentano solo indicazioni date da erboristi, dal buon senso e da terapeuti che prediligono le cure naturali.

È bene partire con qualcosa che potrebbe essere suggerito dal buon senso. Un consiglio è quello di Evitare il caffè, il thè nero e tutte le bevande energizzanti e a base di caffeine. E’ intilligente limitare anche la cioccolata, soprattutto se fondente dato che stimola comunque il sistema nervoso. Meglio privilegiate invece una dieta a base di frutta, verdura, legumi e cereali integrali per fare in modo che il corpo sia ben mineralizzato.

Yoga e meditazione

A volte, per allontanare le nostre angosce, potrebbe essere sufficiente entrare dentro noi stessi e respirare profondamente per pochi minuti riconnettendoci con quella forza che ognuno ha dentro di sè. Per fare questo si possono imparare le tecniche di respirazione meditative (come quelle della mindfulness) o iscriversi ad un corso di yoga. Queste discipline, se praticate regolarmente, aiutano il sistema nervoso ad essere rilassato e forte, in questo modo è più facile affrontare tutte le sfide della vita con il giusto grado di energia e senza paure. Se cerchi istruzioni pratiche su come meditare e su come muovere i primi passi in autonomia in questo campo, puoi trovare delle risorse nel mio blog o scrivermi.

Piante ed erbe, il potere della fitoterapia

Sia in farmacia che in erboristeria esistono diversi prodotti a base di piante ed erbe con proprietà tranquillizzanti e distendenti. Questi possono essere presi anticipatamente nei periodi in cui si vive una certa ansia e forti stress oppure, soprattutto i fitoterapici in gocce, possono essere adoperati al momento del bisogno e dunque andrebbero portati sempre con sè quando si pensa possibile che accada un attacco di panico (ad esempio in pullman, al cinema, in generale nei luoghi chiusi o troppo affollati). Le ricette normalmente contengono passiflora, melissa, valeriana, camomilla, tiglio, biancospino, ecc. Fatti consigliare dal tuo erborista di fiducia la soluzione più pratica. Proprio nell’istante dell’attacco di panico ma anche preventivamente possono essere adoperati degli oli essenziali con effetto ansiolitico come l’olio di lavanda o quello di camomilla. Si utilizzano spargendo poche gocce su un fazzoletto e respirando profondamente (non velocemente, ma profondamente con il basso ventre). Oppure nei casi in cui servono più rapidamente aspirando il profumo direttamente dalla boccetta. Se all’opposto sei a casa e ti senti agitato/a e in preda alla tachicardia, versane 5/6 gocce in un diffusore all’interno di una camera, siediti o stenditi e inspira profondamente.

Random1Chiudo dicendoti che se pure stai soffrendo di attacchi di panico, sappi e tieni bene a mente che da questa situazione se ne esce, anche se ci può volere più o meno tempo. Devi solamente trovare la strada giusta. Per quanto riguarda un supporto professionale, è possibile chiedermi informazioni cliccando qui.

 

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